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27 Marzo 2015

Sì alla trasformazione delle popolari in Spa, alla portabilità semplificata e ai sostegni per le imprese.

Le banche italiane cambiano forma Le banche italiane sono pronte a cambiare.

Il Disegno di Legge che si appresta a introdurre importanti novità al’interno dell’universo creditizio è stato approvato ieri dal Senato e diventa legge.

Il Governo prova a restituire linfa a un settore sotto molti versi bloccato e che paga ancora oggi in modo significativo gli effetti della regressione. I cittadini sono meno ricchi e più sfiduciati, più accorti e con maggiori strumenti a disposizione; il web ha accelerato il processo e sempre più utenti si servono dei servizi online per informarsi su Fineco e i suoi prodotti e compararli con quelli di ING Direct, Mediolanum, ecc., ricercare le soluzioni migliori e scansare eventuali fregature. Il settore bancario aveva bisogno di uno scossone, sperando che la direzione scelta sia quella giusta.

Cosa prevede il Decreto Banche Popolari

Con 155 voti favorevoli, 92 contrari e zero astensioni, il Senato ha approvato il Decreto Banche, a poche ora dalla sua scadenza. Vani gli sforzi delle opposizioni, che si sono visti rigettare tutte le richieste di modifica presentate. Il testo “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti” rimane quello delineato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 20 gennaio.

Le popolari si trasformano in Spa

La modifica più rilevante riguarda le banche popolari con utili superiori agli 8 miliardi di euro le quali, entro i prossimi 18 mesi, dovranno trasformarsi in Società per azioni. Ciò va a modificare in modo sostanziale le modalità di gestione dei voti all’interno degli istituti. Il principio secondo cui a ogni socio spettasse il diritto a un voto viene infatti sostituito da un sistema proporzionale in cui ogni partecipante disporrà di un numero di voti corrispondente alla quota azionaria posseduta. Unica modifica riuscita all’opposizione sul tema è stata l’introduzione di un limite del 5% all’esercizio di diritto al voto.

Altra novità rispetto al testo di base è la possibilità, da parte dei soci, di ritirare il proprio investimento, tornando in possesso del capitale investito.

Cambiare conto diventa più semplice

Altra novità introdotta dal Decreto Banche riguarda lo snellimento delle procedure di portabilità del conto corrente. Cambiare conto sarà più semplice e le banche saranno chiamate a rispettare il principio della trasparenza. Il cambio di istituto presso cui depositare il denaro dei cittadini dovrà essere definito entro un limite massimo di 12 giorni. In caso di inadempienza o di ritardo, le banche dovanno risarcire il cliente pagando una sanzione proporzionale al denaro depositato sul conto e al ritardo registrato nell’eseguire la procedura.

Investimenti per le imprese

Il testo introduce significative novità anche per ciò che concerne gli investimenti in favore delle aziende. In merito al credito per l’internazionalizzazione delle imprese, la società pubblica Sace – che si occupa di valutare i rischi a cui vanno incontro le aziende nel corso di transazioni internazionali – non potrà più erogare prestiti in prima battuta; l’ultima parola spetterà alla Cassa di Depositi e Prestiti, la quale valuterà se autorizzare Sace a intervenire o se, invece, selezionare un’altra società assicurativa. Confermati gli incentivi per le start up, purché rispettino i parametri indicati dalla legge: devono essere state fondate da meno di 7 annie non devono presentare quote azionarie su alcun mercato regolamentato.

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