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09 Marzo 2016

Olio di palma: il parere dell’Istituto Superiore di Sanita'

Il dibattito è sempre molto acceso quando si parla di olio di palma e del suo consumo nei prodotti alimentari. Opinioni divergenti e contrastanti tra chi lo demonizza e chi invece sostiene il suo impiego. Ma qual è la verità? A cercare di fare il punto della situazione un recente parere elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Innanzitutto bisogna chiarire che l’olio di palma non è dannoso in sé per la salute, non presenta colesterolo, e anzi dal punto di vista nutrizionale è senz’altro meglio dei grassi idrogenati (come ad esempio la margarina), largamente utilizzati in precedenza nell’industria alimentare.

E allora qual è il problema? Il rischio per la saluta nasce nel momento in cui se ne consumano elevate quantità. L’olio di palma contiene infatti, un’elevata quantità di acidi grassi saturi, molto di più rispetto ad altri oli (ad esempio in 100 gr di prodotto, i grassi saturi nell’olio di palma ammontano a 47.1 grammi, contro i solo 16.3 grammi nell’olio di oliva).

L’ISS nel suo elaborato, realizzato su richiesta del Ministero della Salute, afferma quindi che: “Nel contesto di un regime dietetico vario e bilanciato, comprendente alimenti naturalmente contenenti acidi grassi saturi (carne, latticini, uova), occorre ribadire la necessità di contenere il consumo di alimenti apportatori di elevate quantità di grassi saturi”.

Scrive ancora l’ISS: “La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi al suo elevato contenuto di acidi grassi saturi rispetto ad altri grassi alimentari. Evidenze epidemiologiche attribuiscono infatti all’eccesso di acidi grassi saturi nella dieta effetti negativi sulla salute e, in particolare, un aumento del rischio di patologie cardio-vascolari”.

Il problema nasce quindi dal fatto che l’industria alimentare (e non solo) fa ormai largamente uso di questo ingrediente e sempre, secondo l’indagine dell’Istituto, sono i più giovani a farne più consumo (il consumo complessivo di grassi saturi nei bambini tra i 3 e i 10 anni risulta superiore del 10% al livello di consumo massimo giornaliero consigliato).

Basti pensare infatti che lo ritroviamo tra gli ingredienti principali di merendine, snack, creme spalmabili, biscotti, cracker, patatine, nei gelati confezionati e in centinaia di altri prodotti alimentari.

Se consideriamo poi che a questi si aggiungono anche gli acidi grassi saturi presenti naturalmente in altri alimenti come carne, uova e latticini, ecco che il livello di assunzione di questo ingrediente nel nostro organismo diventa massiccio e quindi dannoso per la nostra salute (i principali organismi sanitari nazionali e internazionali raccomandano livelli di assunzione di acidi grassi saturi non superiori al 10% delle calorie totali).

L’indagine quindi se da un lato tende a ridimensionare i recenti allarmi salutisti collegati all’uso di olio di palma, dall’altro però ha una grossa lacuna: i dati utilizzati per calcolare il consumo di questo grasso nella popolazione adulta e nei bambini, sono riferiti al 2005-2006, quindi assolutamente non aggiornati con le abitudini alimentari che possono essere molto cambiate nel tempo. Basti pensare che negli ultimi dieci anni si è assistito ad una crescita delle importazioni in Italia di olio di palma a scopo alimentare.

Nel frattempo le grandi aziende del settore alimentare, utilizzatrici dell’olio di palma nei loro prodotti sono scese in campo: l’Unione italiana per l’olio di palma sostenibile, che riunisce tre big del settore quali Ferrero, Nestlè e Unilever, più Unigrà e le associazioni di categoria del sistema Confindustria, dal 28 febbraio scorso hanno lanciato una campagna di comunicazione (spot, video e inserzioni), allo scopo di dare informazioni sull’olio di palma sostenibile e sulla sua bontà.

L’ostilità nei confronti di questo prodotto è legato infatti anche ai danni ambientali che il suo impiego nell’industria ha comportato: un processo di deforestazione nel sud est asiatico (soprattutto in Indonesia e Malesia) che contribuisce all’aumento dell’effetto serra e danneggia l’ecosistema costituito da animali e piante che vivono nelle foreste abbattute quotidianamente per creare piantagioni di palme.

E allora come comportarsi? Il consiglio è quello di limitare l’assunzione di questo ingrediente: attenzione quindi a bilanciare nella dieta quotidiana formaggi, carne rossa, latticini con i vari prodotti contenenti olio di palma, in modo da evitare così un sovraccarico di grassi saturi.

Attenzione però che l’olio di palma, come già detto, non è il solo a contenere un’alta percentuale di grassi saturi. Attenzione quindi anche con che cosa viene sostituito! L’olio di cocco, ad esempio contiene molti più grassi saturi (su 100 grammi di grassi, ben 86,6 grammi sono saturi).

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