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26 Novembre 2009

Class action de no'altri un mostro giuridico?

Si sa che gli italiani, popolo di disincantati, non si aspettano mai troppo, ed a ragione, dalla classe politica.

Prendiamo il caso della legge sulla class action, l’azione di classe a tutela dei consumatori ed utenti. Dopo vari rinvii per differire l’entrata in vigore della legge, giustificati per “migliorare” la legge stessa, l’azione di classe potrà essere esercitata, e questo è senz’altro merito dell’attuale governo, dal 1° gennaio 2010.

La class action è stata inventata negli Stati Uniti una trentina di anni fa. Si tratta di un’azione promossa da cittadini per fare valere diritti simili in un'unica causa, e quindi con economia di giudizi, nei confronti di imprese disoneste.

Se l’azione di classe non esistesse i cittadini danneggiati dovrebbero iniziare migliaia di cause che ingolferebbero i tribunali. Vi sono esempi di libri di successo e di film che celebrano le class actions come l’uomo della pioggia o Erin Brockovich.

Negli Stati Uniti tali azioni hanno successo per alcune elementari ragioni: innanzitutto esistono i danni punitivi ovvero una somma aggiuntiva, a volte di notevole importo, che il Giudice liquida a danno dell’impresa scorretta come monito per il futuro ed incentivo ad adottare comportamenti corretti; per esercitare l’azione non vi sono limiti nei confronti di particolari categorie di soggetti: negli Stati Uniti qualsiasi cittadino danneggiato può agire mediante un’azione di classe mentre la nostra legge riserva la tutela solo ai consumatori restringendo quindi l’ambito della protezione dei cittadini (in Italia non potrebbe essere esercitata una class action contro un’azienda che abbia inquinato le falde acquifere); negli Stati Uniti la class action viene considerata come un mezzo per moralizzare il sistema e renderlo più competitivo oltre che come contrappeso ai poteri forti; in Italia la legge è stata dettata dai poteri forti che ne hanno annacquato il contenuto.

In definitiva la class action de no’antri sembra scritta da Confindustria. Il Legislatore mosso dalla comprensibile preoccupazione manifestata dalle imprese per l’ingresso nel nostro ordinamento dell’azione di classe ha inserito nell’art. 140-bis del codice del consumo, nel dichiarato scopo di limitare eventuali abusi, una serie di paletti indirizzati al cuore del vampiro-consumatore. Tali paletti si chiamano “casi di inammissibilità.

Quando il Giudice valuta la domanda manifestamente infondata o ravvisa un conflitto di interesse o ancora non ritiene che i diritti individuali tutelabili siano identici o pensa che il proponente non appaia in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe pronuncia ordinanza di inammissibilità dell’azione.

Con l’ordinanza il Giudice può condannare i promotori a dover pubblicizzare a proprie spese l’esito della causa nonché al risarcimento dei danni ed al rimborso delle spese legali.

Dunque per iniziare una class action bisogna avere le spalle forti. Lo stesso legislatore non consentendo di agire con la class action per fatti accaduti prima del 16 agosto del 2009 sottrae la materia dei tango bonds ed i vari scandali finanziari al nuovo tipo di tutela giudiziaria.

Nei tango bond il cittadino italiano è stato testimone di uno dei più grandi conflitti di interesse. Le banche hanno prima venduto le obbligazioni dello Stato argentino agli ignari clienti e dopo il tracollo finanziario dello stato sudamericano si sono offerte di tutelare i clienti stessi ai quali avevano venduto i bonds (forse per evitare che facessero causa?).

Per concludere meglio una cattiva legge che nessuna legge anche se la saggezza contadina imporrebbe di fare una domanda ai superesperti legali del ministero. Non era meglio copiare una legge (quella americana) che ha dimostrato di funzionare invece di fare un ibrido giuridico che qualcuno definirebbe “mostro”?

 

Avv. Orlando Navarra  - Vice presidente nazionale de La Casa del Consumatore

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