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05 Marzo 2010

Renata Galanti dice no alla patata transgenica

Da sabato 6 marzo, in Largo Cairoli a Milano inizia la raccolta di firme contro gli Ogm, per dire no alla patata transgenica e agli Organismi geneticamente modificati in generale. In seguito sarà coinvolta tutta la regione.

Promotrice dell’iniziativa è Renata Galanti, componente del comitato per la valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano presso il Ministero, in accordo con il ministro Zaia.

«La gente vuole sapere che cosa mangia – ha sottolineato Renata Galanti - ed è legata alla tradizione tanto che vuole nutrirsi con le patate tipiche nostre».

In Lombardia ogni anno si raccolgono 32mila tonnellate di questi tuberi che vengono coltivati su vaste aree del territorio. Le provincie più patatifere sono Mantova, Pavia, Brescia e Cremona seguite da Bergamo, Como, Sondrio, Varese e Lecco.

«La lobby degli Ogm - ha spiegato Galanti - vuol far passare il messaggio che il transgenico sia la soluzione giusta per consumatori e produttori ma non è così».

C’è poi il rischio di contaminazione fra colture Ogm e tradizionali soprattutto in un territorio come quello italiano dove è palese la vicinanza tra i campi e l’assenza di vaste estensioni di terreno.

«Zaia - ha poi sottolineato Renata Galanti - ha chiesto in Europa che ci sia l’etichetta trasparente per tutti i prodotti agricoli mentre per ora l’abbiamo ottenuta per l’olio e per la carne bovina, concessa sull’onda del fenomeno mucca pazza». «Zaia - ha aggiunto Galanti - ha richiesto in Europa che il consumatore abbia la possibilità di scegliere tra un Ogm e no. Se uno vuole consumare un Ogm bene ma chi è contrario deve avere le informazioni sull’etichetta mentre per ora non c’è questo obbligo. Laddove il prodotto contiene 0,9% di Ogm, siccome non è previsto l’indicazione in etichetta, noi consumiamo Ogm senza saperlo».

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