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29 Marzo 2011

Arrestati Borsano, Semeraro e Gallo

I furbetti del comodino, così sono stati ribattezzati il trio Gianmauro Borsano, Renato Semeraro e Beppe Gallo, sono finiti in manette. Diversi i capi d’accusa, si va dall’evasione fiscale, alla bancarotta fraudolenta, ma anche reati di riciclaggio e falso (per simulazione di crediti inesistenti per evitare la dichiarazione di fallimento, articolo 236 comma 1 della legge fallimentare).

Arresti domiciliari anche per il commercialista Marco Adami e sospensione dell’attività professionale per l’avvocato romano Maurizio Canfora. L’operazione è stata condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, con la collaborazione del Nucleo di Polizia Tributaria di Torino. La Guardia di Finanza ha già effettuato il sequestro preventivo di appartamenti, veicoli, imbarcazioni, aerei e marchi di fabbrica per un valore di circa 50 milioni di euro.

Gli arresti sembrano essere il meritato epilogo per una gestione fraudolenta del marchio Aiazzone fondato nel 1981 da Giorgio Aiazzone, che muore qualche anno dopo in un incidente aereo. Dopo anni di crisi il marchio viene rilevato nel 2008 da Borsano e Semeraro e in questi anni, il trio Borsano, Semeraro e Gallo, avrebbero provveduto a svuotare sistematicamente le società per diverse decine di milioni di euro, attraverso fittizie cessioni di immobili e di partecipazioni societarie, prelevamenti in contante ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, facendo confluire la parte attiva delle aziende (rami d’azienda, dipendenti, marchi e beni immobili) in nuove società appositamente costituite. C’è, secondo gli inquirenti, anche la cessione delle società a un cittadino bulgaro, che avrebbe attuato il trasferimento delle aziende in Bulgaria così permettere la cancellazione dal registro delle imprese italiano. Il tutto per evitare di incorrere nelle procedure di fallimento. I tre indagati avrebbe, infatti, anche richiesto per altre tre società del gruppo (tra cui quelle appositamente costituite per acquisire l’attivo di quelle trasferite all’estero) a tre diversi tribunali fallimentari (Roma, Firenze e Tivoli) di essere ammessi al concordato preventivo per evitare il fallimento, fornendo garanzie patrimoniali inesistenti.

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